Decisione di riferimento : cc • N° 76-10.395 • 1977-11-08 • Consulta la decisione →
Immaginate: siete proprietari di una casa a Vallauris, in un quartiere residenziale tranquillo. Un giorno, il vostro vicino installa un laboratorio di ceramica che funziona dal mattino alla sera, con un rumore incessante e odori di terracotta. Subite quello che ritenete essere un disturbo anormale del vicinato. Avviate un'azione legale e il tribunale ordina una perizia per valutare il danno. Ma allo stesso tempo, ammette già il principio del disturbo. Siete sollevati, ma la perizia richiede mesi. E se, nel frattempo, il vostro vicino fa appello? O se volete contestare la parte della decisione che ha riconosciuto il disturbo?
La domanda che ogni proprietario o inquilino si pone: posso proporre ricorso per cassazione subito, o devo attendere la fine della perizia e la sentenza definitiva? La risposta non è ovvia, perché in linea di principio solo le decisioni che pongono fine al processo possono essere impugnate immediatamente. Ma ecco, la Corte di cassazione ha deciso in una sentenza dell'8 novembre 1977: dal momento che la sentenza decide nel merito una parte delle questioni in lite, è impugnabile su quel punto, anche se ordina parallelamente una perizia.
Questa decisione, resa in una causa di disturbo del vicinato a Grasse, offre una via di ricorso preziosa per i giustiziabili. Permette di evitare lunghi mesi di perizia su un punto già giudicato, o al contrario, di contestare rapidamente un riconoscimento di disturbo ritenuto infondato. Ma attenzione: il motivo che critica solo la parte della sentenza relativa alla missione del perito rimane irricevibile allo stato. In altre parole, non si può attaccare da sola la scelta del perito o l'estensione della sua missione senza attendere la sentenza finale. Decifriamo insieme questa decisione e le sue implicazioni concrete per voi.
I fatti: una storia come tante
In questa vicenda, tutto inizia a Grasse, nelle Alpi Marittime. Un proprietario, che chiameremo Sig. X, gestisce un laboratorio di ceramica in una zona residenziale. I suoi vicini, la famiglia Y, proprietari della loro casa da diversi anni, sopportano da mesi il rumore dei torni, gli odori di cottura e il viavai dei clienti. Ritengono che questi fastidi superino gli inconvenienti normali del vicinato (quello che il diritto chiama « disturbo anormale del vicinato »). Dopo aver tentato una conciliazione amichevole fallita, citano il Sig. X davanti al tribunale di grande istanza di Grasse.
Il tribunale, adito in sede cautelare (procedura d'urgenza), ordina una perizia per valutare l'entità dei fastidi e le loro conseguenze. Ma allo stesso tempo, emette una sentenza che, nel suo dispositivo (la parte che decide la lite), ammette che i disturbi subiti dalla famiglia Y costituiscono effettivamente un disturbo anormale di godimento, e ciò senza restrizioni. In altre parole, il tribunale riconosce il principio della responsabilità del Sig. X, ma rinvia al perito il compito di quantificare il danno e proporre soluzioni tecniche (insonorizzazione, orari, ecc.).
Il Sig. X, insoddisfatto, propone allora ricorso per cassazione contro questa sentenza. Ritiene che il tribunale abbia applicato male le norme urbanistiche e che non vi sia stato un vero disturbo. Ma la Corte di cassazione deve prima verificare se il ricorso è ammissibile: la sentenza non è definitiva poiché ordina una perizia. Può essere impugnata immediatamente?
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
La Corte di cassazione, nella sua sentenza dell'8 novembre 1977, inizia ricordando un principio fondamentale: solo le decisioni che decidono in tutto o in parte il merito (il fondo della lite) e che pongono fine al processo possono essere oggetto di ricorso immediato. Questo è quanto prevede l'articolo 150 (abrogato) del codice di procedura civile, oggi ripreso all'articolo 606: « Le sentenze pronunciate in ultimo grado che decidono nel loro dispositivo una parte del merito e ordinano una misura istruttoria o una misura provvisoria possono essere impugnate con ricorso per cassazione come le sentenze che decidono tutto il merito. »
Nel caso di specie, la sentenza impugnata aveva due parti: da un lato, ammetteva il disturbo anormale del vicinato (è una decisione sul merito, che impegna la responsabilità del Sig. X); dall'altro, ordinava una perizia per valutare il danno (è una misura istruttoria). La Corte di cassazione ritiene quindi che la prima parte decida effettivamente una questione di merito — la responsabilità — e che, di conseguenza, il ricorso sia ammissibile su questo punto. Al contrario, il motivo che riguardasse solo la missione del perito (ad esempio, per contestare la scelta del perito o l'estensione della sua missione) sarebbe irricevibile allo stato, poiché concerne solo una misura istruttoria e non il merito della lite.
Concretamente, ciò significa che la Corte distingue attentamente ciò che riguarda il merito (qui, il riconoscimento del disturbo) da ciò che riguarda l'istruzione (la perizia). I giudici ricordano che la perizia è solo uno strumento per preparare la decisione finale, e che contestare da solo questo strumento senza attendere la sentenza finale sarebbe prematuro. Ma dal momento che il giudice si è già pronunciato su un diritto (ad esempio, il diritto al risarcimento), questa parte della decisione può essere impugnata immediatamente, anche se la causa non è conclusa. Questo è un progresso importante per i giustiziabili, che possono così evitare di subire una perizia lunga e costosa su un punto già mal giudicato.
Notiamo che questa decisione si inserisce in una giurisprudenza costante: la Corte di cassazione vigila affinché i ricorsi non siano proposti troppo presto, ma

