Decisione di riferimento : cc • N° 90-15.816 • 1992-04-01 • Consulta la decisione →
Vivete a Offemont, in una casa di cui siete proprietari da vent'anni. Il vostro divorzio è pronunciato e il giudice vi impone di versare una prestazione compensativa (somma destinata a compensare la disparità dei tenori di vita dopo il matrimonio) al vostro ex coniuge. Problema: non avete denaro liquido, ma possedete un bene immobile. Potete essere obbligati a venderlo? O esiste un'altra soluzione?
Questa domanda, centinaia di coniugi se la pongono ogni anno. La risposta è in una parola: l'usufrutto (diritto di utilizzare un bene e di percepirne i redditi senza esserne proprietario). Nel 1992, la Corte di Cassazione (la più alta giurisdizione francese) ha stabilito: l'articolo 275 del Codice civile permette di attribuire l'usufrutto di qualsiasi bene immobile, sia personale (proprio) che acquisito durante il matrimonio (comune), per pagare questa prestazione.
Niente bisogno di vendere, niente bisogno di indebitarsi: l'usufrutto può essere la chiave. Analizziamo questa decisione, le sue conseguenze concrete e come utilizzarla a vostro vantaggio.
I fatti: una storia come tante
I signori X. si sposano nel 1975 senza contratto di matrimonio (regime della comunione legale). Venti anni dopo, il divorzio è inevitabile. La signora X., che ha cresciuto i figli e lavorato part-time, si ritrova con una pensione modesta. Il signor X., invece, è un dirigente e possiede, oltre alla casa familiare (bene comune), un appartamento ereditato dai suoi genitori (bene proprio).
Durante la liquidazione (divisione dei beni), il giudice per gli affari familiari di Belfort ritiene che la signora X. subisca una disparità importante: ha diritto a una prestazione compensativa di 80.000 euro. Ma il signor X. non ha questa somma disponibile. Propone allora di attribuire alla sua ex moglie l'usufrutto dell'appartamento proprio, che le permetterebbe di percepirne gli affitti (circa 400 € al mese) fino alla sua morte o al suo nuovo matrimonio. La signora X. accetta, ma sorge la domanda: un bene proprio può essere utilizzato per una prestazione compensativa?
La questione arriva fino alla Corte di Cassazione. Il ricorso del signor X. sostiene che l'usufrutto può riguardare solo beni comuni, poiché i beni propri sono esclusi dalla divisione. Ma l'Alta Corte respinge questo argomento: l'articolo 275 del Codice civile, nella sua versione dell'epoca, non fa alcuna distinzione. Poco importa la natura del bene: l'usufrutto può essere attribuito a titolo di prestazione compensativa.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
La Corte di Cassazione si basa sull'articolo 275 del Codice civile (nella versione allora in vigore). Questo testo prevede che la prestazione compensativa possa essere versata sotto forma di rendita o di attribuzione di beni in proprietà o in usufrutto. Il legislatore non ha limitato questa possibilità ai soli beni comuni. Ora, il diritto di usufrutto (articoli 578 e seguenti del Codice civile) permette di goderne su qualsiasi bene immobile, sia proprio che comune.
Il ragionamento è semplice: lo scopo della prestazione compensativa è compensare la disparità creata dalla rottura del matrimonio. Se un coniuge possiede un bene proprio, può darne l'usufrutto per adempiere alla sua obbligazione. La Corte precisa che non vi è lesione del diritto di proprietà (articolo 544 del Codice civile) poiché l'usufruttuario non diventa proprietario: la nuda proprietà (diritto di disporre del bene senza averne l'uso) resta al coniuge debitore.
Attenzione: questa decisione non crea un diritto automatico. Il giudice deve verificare che l'attribuzione dell'usufrutto permetta effettivamente di compensare la disparità. Se il bene si trova a Giromagny e genera solo 200 € di affitti al mese, mentre la prestazione compensativa è di 1.000 € al mese, il solo usufrutto può essere insufficiente. Ma il principio è stabilito: nessun ostacolo di principio.
La Corte conferma qui una giurisprudenza anteriore (in particolare una sentenza del 6 febbraio 1991) e la estende esplicitamente ai beni propri. È un chiarimento benvenuto per i pratici.
Cosa cambia per voi — concretamente
Per il coniuge debitore (colui che deve pagare): Non siete più obbligati a vendere un bene o a indebitarvi. Potete conservare la nuda proprietà del vostro bene proprio (ad esempio un appartamento a Offemont) dando l'usufrutto al vostro ex coniuge. Mantenete il controllo a lungo termine (potrete rivendere il bene dopo l'estinzione dell'usufrutto).
Per il coniuge creditore (colui che riceve): Beneficiate di un reddito regolare (affitti o valore locativo). Se il bene è locato, percepite direttamente gli affitti. Se ci abitate, risparmiate un affitto. Esempio numerico: a Giromagny, un trilocale si affitta a circa 500 €/mese. Su 15 anni di usufrutto, ciò rappresenta 90.000 € di prestazione compensativa.
Attenzione alle insidie: L'usufrutto è temporaneo (morte del creditore, nuovo matrimonio, o durata fissata dal giudice). Se il debitore muore prima dell'estinzione, l'usufrutto si estingue anch'esso (salvo clausola contraria). Inoltre, l'usufruttuario deve mantenere il bene e pagare le spese correnti (imposta fondiaria, lavori di manutenzione).
Se vi trovate in questa situazione, chiedete al vostro avvocato di valutare il valore dell'usufrutto in base alla vostra età (scaglione fiscale) e alla durata probabile. Un usufrutto vitalizio (fino alla morte) ha più valore di un usufrutto temporaneo.
Quattro consigli per evitare questo tipo di controversia
- Fate stimare i vostri beni propri e comuni prima della procedura. Una valutazione da parte di un notaio o di un perito immobiliare permette di co

