Decisione di riferimento: cc • N° 74-93.021 • 1976-02-05 • Consulta la decisione →
Immaginate la scena: siete proprietari a Salon-de-Provence, avete intrapreso lavori di sistemazione nel vostro giardino senza verificare il PLU (Piano Urbanistico Locale). Un giorno ricevete una convocazione davanti al giudice istruttore per una violazione del Codice dell'urbanistica. Il giudice emette un'ordinanza che non vi soddisfa. Volete fare appello. Ma qual è il termine? Il Codice dell'urbanistica parla di « vie di ricorso » senza precisare le modalità. La domanda che si pone ogni proprietario: come contestare un'ordinanza penale in materia urbanistica?
Questa decisione della Corte di Cassazione del 5 febbraio 1976 risponde precisamente a questa domanda: le vie di ricorso contro un'ordinanza del giudice istruttore in materia urbanistica sono quelle del diritto comune dell'istruzione, ossia l'appello entro 10 giorni davanti alla camera di consiglio. In chiaro, l'articolo L. 480-2 del Codice dell'urbanistica non crea un regime derogatorio. Quello che pochi sanno è che questa soluzione, sebbene antica, rimane applicata ancora oggi.
Ma cosa cambia esattamente per voi? Se siete perseguiti per una violazione urbanistica, dovete rispettare il termine di 10 giorni per proporre appello, pena la decadenza. E attenzione: questo termine decorre dalla notifica dell'ordinanza, non dalla sua data. Nella mia pratica, ho incontrato casi in cui proprietari a Istres avevano perso il diritto di appello per aver aspettato troppo a lungo, credendo che il termine fosse più lungo.
I fatti: una storia come capita ogni giorno
Nel settembre 1974, viene aperta un'informazione giudiziaria contro un certo Sig. Jean per violazione del Codice dell'urbanistica. Il giudice istruttore emette un'ordinanza. Sorge la domanda: il Sig. Jean può fare appello? E se sì, entro quale termine e secondo quale procedura?
La causa oppone da un lato il pubblico ministero, che ritiene che l'articolo L. 480-2 del Codice dell'urbanistica preveda vie di ricorso specifiche, e dall'altro l'imputato (oggi si direbbe « indagato »), che sostiene che si applichi il diritto comune dell'istruzione.
Il tribunale correzionale, poi la Corte di Cassazione, vengono aditi. Il percorso giudiziario è classico: il giudice istruttore emette la sua ordinanza, l'imputato vuole impugnarla, ma la procedura è poco chiara. Alla fine, la Corte di Cassazione decide: l'articolo L. 480-2 menziona vie di ricorso, ma non precisa le modalità di esercizio. In assenza di precisazioni, si applicano le regole generali del Codice di procedura penale. In altre parole, l'appello è ammesso entro 10 giorni dalla notifica.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
La Corte di Cassazione si basa su una lettura letterale dell'articolo L. 480-2 del Codice dell'urbanistica (oggi codificato all'articolo L. 480-2 dello stesso codice). Questo testo dispone che « le decisioni del giudice istruttore possono essere oggetto delle vie di ricorso previste dal Codice di procedura penale ». Ma nel 1976, la formulazione era meno chiara: menzionava semplicemente « la possibilità di vie di ricorso contro la decisione del giudice istruttore investito delle azioni penali, questo testo non precisa le modalità di esercizio di tali ricorsi e non apporta alcuna deroga al diritto comune. »
I giudici della Corte di Cassazione ritengono che, in mancanza di precisazioni, si debbano applicare le disposizioni generali del Codice di procedura penale. Nel caso di specie, l'articolo 186 del Codice di procedura penale (nella versione applicabile) prevede che l'appello delle ordinanze del giudice istruttore debba essere proposto entro 10 giorni dalla notifica. La Corte respinge quindi l'argomento del pubblico ministero che voleva un regime speciale.
È una conferma della gerarchia delle norme: una legge speciale (il Codice dell'urbanistica) non deroga alle regole generali di procedura penale se non è esplicita. Nessun revirement qui, ma un chiarimento benvenuto. Gli argomenti delle due parti erano: da un lato, l'imputato sosteneva la certezza del diritto e la prevedibilità dei termini; dall'altro, il pubblico ministero sosteneva che l'urbanistica, materia sensibile, meritasse regole proprie. La Corte ha deciso a favore della semplicità.
Cosa cambia per voi — concretamente
Per un proprietario a Istres che avesse ricevuto un'ordinanza del giudice istruttore per lavori non autorizzati, il termine d'appello è quindi di 10 giorni. Neppure un giorno di più. Se si perde questo termine, l'ordinanza diventa definitiva e non si potrà più contestarla. Esempio concreto: un proprietario a Salon-de-Provence ha fatto costruire una piscina senza permesso. Il giudice ordina la demolizione e una multa di 10.000 €. Se non fa appello entro 10 giorni, dovrà demolire e pagare la multa.

