Decisione di riferimento : cc • N° 68-10.040 • 1970-03-11 • Consulta la decisione →
Siete proprietari a Lodève, fiera città medievale ai piedi del Larzac, e il vostro vicino decide di costruire una terrazza che sovrasta il vostro giardino. Ogni volta che uscite, incrociate il suo sguardo. Fastidioso, vero? Oppure siete voi che, a Palavas-les-Flots, sistemate una scala esterna per godere della vista sul mare, ma il vostro vicino grida allo spionaggio. Chi ha ragione? La questione delle « viste » (cioè la possibilità di guardare nel fondo del vicino) è un classico delle liti di vicinato. Ma una decisione della Corte di Cassazione dell'11 marzo 1970 (n° 68-10.040) fornisce un chiarimento essenziale: il carattere delle viste è una questione di fatto, valutata sovranamente dai giudici di merito. Pertanto, ogni situazione è unica e i giudici hanno l'ultima parola. Decifriamo insieme questa vicenda che ha opposto due proprietari e vediamo come può proteggervi – o obbligarvi ad agire.
I fatti: una storia come capita ogni giorno
Immaginate la scena: a Lodève, il signor Bouvier e il signor Lionnet sono vicini. Le loro case contigue danno su un cortile comune. Un giorno, Lionnet intraprende dei lavori: trasforma una lavanderia in stanza abitabile e, soprattutto, installa una scala esterna che porta a una terrazza. Problema: questa scala e questa terrazza si trovano a soli 45 centimetri dal confine tra le due proprietà. Bouvier si infuria: secondo lui, queste opere creano « viste dirette » (sguardo diretto) e « oblique » (sguardo laterale) sul suo terreno, cosa vietata dalla legge se non vengono rispettate certe distanze (articolo 678 del Codice civile: 1,90 m per le viste dirette, 0,60 m per le viste oblique). Cita in giudizio Lionnet per ottenere la demolizione delle costruzioni.
Ma Lionnet non si lascia intimidire. Durante il processo, fa installare una parete alta 1,70 m in materiali traslucidi, proprio sul bordo della scala e della terrazza. Il suo argomento: questa parete impedisce qualsiasi vista diretta o obliqua sul fondo di Bouvier. I giudici di merito (corte d'appello di Nîmes) esaminano la situazione e constatano che effettivamente la parete rende impossibile qualsiasi vista. Rifiutano quindi di ordinare la demolizione. Bouvier ricorre in cassazione, ma la Corte di Cassazione rigetta il suo ricorso. Conferma che la determinazione del carattere delle viste è una questione di fatto, lasciata alla sovrana valutazione dei giudici di merito. Pertanto, finché i giudici constatano che non vi è vista (grazie alla parete), non devono ordinare la distruzione.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
La Corte di Cassazione si basa sugli articoli 677 e 678 del Codice civile. L'articolo 677 vieta di avere viste dirette o oblique sul fondo vicino se non vengono rispettate certe distanze: 1,90 metri per le viste dirette (finestra, balcone che dà direttamente sul vicino), 0,60 metri per le viste oblique (sguardo in diagonale). L'articolo 678 precisa che queste distanze si misurano dal paramento esterno del muro. Ma ciò che ricorda la Corte è che spetta al giudice di merito determinare se, di fatto, esista una vista. È una questione di puro fatto, non di diritto. Pertanto, anche se la costruzione è troppo vicina al confine, se un ostacolo (come una parete) impedisce effettivamente di vedere, non vi è vista illecita.
In questa vicenda, i giudici di Nîmes hanno constatato che la parete traslucida di 1,70 m, posta a 45 cm dal confine, bloccava qualsiasi vista diretta o obliqua dalla scala e dalla terrazza. Poco importa che la parete sia stata installata dopo i lavori, durante il processo: l'essenziale è che, al momento in cui il giudice decide, non esista più una vista. La Corte di Cassazione valida quindi questo ragionamento. Ma attenzione: non dice che tutte le pareti sono valide. Se la parete fosse stata in vetro trasparente, o se avesse avuto dei buchi, la soluzione avrebbe potuto essere diversa. Ciò che conta è l'assenza effettiva di vista.
Pertanto, questa decisione è un classico del diritto delle servitù. Illustra il principio secondo cui i giudici di merito sono i « padroni del fatto ». La Corte di Cassazione non controlla le constatazioni di fatto, salvo snaturamento (errore manifesto). Qui, i giudici hanno constatato che la parete impediva qualsiasi vista, e la Corte si è inchinata. È una conferma della giurisprudenza costante: da tempo, i tribunali considerano che la valutazione delle viste sia una questione di fatto (Civ. 3e, 13 maggio 1970, n° 68-12.876, nello stesso senso).
Cosa cambia per voi — concretamente
Questa decisione ha implicazioni pratiche immediate per i proprietari, gli inquilini e i professionisti dell'immobiliare.
Proprietario locatore: Affittate un appartamento a Palavas-les-Flots con terrazza. Il vostro inquilino installa una pergola che crea una vista sul vicino. Potreste essere ritenuti responsabili. Ma se fate installare un frangivista (canna, pannello oscurante) che blocca effettivamente la vista, il giudice potrebbe considerare che non vi è più disturbo. Attenzione però: il frangivista deve essere fisso e opaco (o traslucido non trasparente). Un semplice telo che vola via al vento non basta.
Acquirente: Acquistate una casa a Lodève. Prima di firmare, verificate se esistono viste sul vicino o del vicino su di voi. Se le viste sono illecite (troppo vicine), potreste essere costretti a eliminarle o a pagare danni e interessi. Questa decisione vi ricorda che se il venditore ha installato un ostacolo efficace prima della vendita, il problema è risolto. Altrimenti, potete chiedere una riduzione del prezzo o agire per la rimozione.

