Decisione di riferimento: cc • N° 88-42.652 • 1993-12-10 • Consulta la decisione →
Siete proprietari di un piccolo immobile a Mulhouse e affittate locali a un'impresa. All'improvviso, questa vi annuncia che chiude per due settimane per ragioni economiche e che imputa tale chiusura sulle ferie retribuite dei suoi dipendenti. Questi ultimi, che avevano già esaurito le prime quattro settimane, si ritrovano senza retribuzione durante tale periodo. Richiedono quindi indennità di cassa integrazione. L'impresa rifiuta. Chi ha ragione?
Questa questione, apparentemente banale, tocca il cuore del potere direttivo del datore di lavoro. La Corte di Cassazione, con una sentenza del 10 dicembre 1993 (n. 88-42.652), ha stabilito: il datore di lavoro può imporre la quinta settimana di ferie retribuite durante una chiusura economica, senza essere tenuto a versare indennità di cassa integrazione, purché i dipendenti abbiano conservato la loro retribuzione abituale. Una decisione che fa autorità da oltre trent'anni.
Per capire cosa ciò significhi per voi – che siate imprenditori a Thann, dipendenti a Mulhouse o locatori – approfondiamo i dettagli di questa vicenda e le sue implicazioni concrete.
I fatti: una storia che capita ogni giorno
Nel dicembre 1986, la società Rexroth-Sigma, con sede a Mulhouse, incontra difficoltà economiche. Per adattarsi, decide di chiudere i battenti dal 26 dicembre 1986 al 4 gennaio 1987. Ma anziché ricorrere alla cassa integrazione, imputa tale chiusura sul saldo delle ferie retribuite dei suoi dipendenti, attingendo alla loro quinta settimana di ferie annuali.
Tuttavia, diversi dipendenti avevano già esaurito le prime quattro settimane di ferie (il "congedo principale") e alcuni avevano persino preso impegni individuali per il loro saldo ferie. Si ritrovano quindi senza giorni di ferie disponibili per coprire la chiusura. Conseguenza: non percepiscono alcuna retribuzione durante tali giorni, ma l'impresa non li dichiara nemmeno in cassa integrazione. I dipendenti adiscono quindi il consiglio di prud'hommes per ottenere indennità di cassa integrazione, ritenendo che la chiusura fosse imposta e che non avessero acconsentito a imputare le loro ferie.
Dopo una prima sentenza, la vicenda arriva fino alla Corte di Cassazione. Il dibattito verte su un punto preciso: il datore di lavoro può imporre la fruizione della quinta settimana di ferie retribuite durante una chiusura per motivo economico, anche se i dipendenti non hanno più giorni di ferie disponibili?
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
La Corte di Cassazione si basa su un principio fondamentale: la fissazione delle date delle ferie retribuite è una prerogativa del datore di lavoro (il suo potere direttivo). L'articolo L. 223-7 del Codice del lavoro (vecchio testo) prevede che il datore di lavoro determini il periodo di fruizione delle ferie, fatte salve le disposizioni di legge (come la durata minima del congedo principale e l'obbligo di dissociazione della quinta settimana).
In questo caso, la società Rexroth-Sigma ha rispettato tali regole: ha dissociato la quinta settimana dalle prime quattro (cosa che la legge impone, poiché la quinta settimana non può essere accorpata al congedo principale senza accordo). Ha inoltre vigilato affinché i dipendenti non subissero alcuna perdita di retribuzione: coloro che avevano ancora giorni di ferie sono stati pagati normalmente durante la chiusura. Coloro che non ne avevano più non hanno nemmeno perso retribuzione, poiché semplicemente non avevano più diritti a ferie – non hanno quindi diritto a un'indennità di cassa integrazione, poiché questa compensa una perdita di retribuzione, assente nel caso di specie.
I giudici respingono così l'argomento dei dipendenti secondo cui la chiusura economica non consente di imporre la quinta settimana. Ricordano che il datore di lavoro può liberamente scegliere il periodo di chiusura, anche per ragioni congiunturali, purché rispetti le regole legali e i dipendenti non subiscano un pregiudizio salariale.
Questa decisione conferma una giurisprudenza costante: il potere del datore di lavoro in materia di ferie è ampio, ma è limitato dall'obbligo di non ledere i diritti dei dipendenti. In questo caso, nessun diritto è stato violato, poiché i dipendenti non hanno perso retribuzione – hanno semplicemente esaurito le ferie.
Cosa cambia per voi — concretamente
Se siete imprenditori a Mulhouse o altrove, questa decisione vi conforta: in caso di calo dell'attività, potete chiudere la vostra impresa e imputare tale chiusura sulla quinta settimana di ferie dei vostri dipendenti, senza dover versare indennità di cassa integrazione, a condizione che i vostri dipendenti abbiano ancora giorni di ferie disponibili. In caso contrario, dovete retribuirli normalmente o collocarli in cassa integrazione. Ad esempio, se un dipendente ha già preso le sue cinque settimane, non potete imporgli una chiusura senza retribuzione.
Per i dipendenti, il messaggio è chiaro: il vostro datore di lavoro può decidere da solo le date delle vostre ferie, inclusa la quinta settimana. Se non avete più giorni, non sarete pagati durante la chiusura, ma potreste eventualmente avere diritto alla cassa integrazione se il datore di lavoro vi dichiara. A Thann, un dipendente della metallurgia potrebbe trovarsi in questa situazione se la sua impresa chiude per ragioni economiche: deve verificare il suo saldo ferie e, eventualmente, negoziare una dilazione.
Per i locatori, questa decisione ha un impatto indiretto: se il vostro conduttore (un'impresa) chiude per ragioni economiche e imputa le sue ferie, il suo fatturato potrebbe diminuire. Potreste quindi trovarvi di fronte a richieste di riduzione dell'affitto o a difficoltà di pagamento. In tal caso, è consigliabile mantenere un dialogo aperto e, se necessario, consultare un avvocato specializzato in diritto commerciale a Mulhouse o Thann.

