Decisione di riferimento: cc • N° 63-11.053 • 1965-01-25 • Consulta la decisione →
Immaginate la scena: siete proprietari di un appartamento con una vista mozzafiato sui tetti di Grasse, dalla vostra terrazza dominate la città. Un mattino, dei macchinari da cantiere si installano sul terreno vicino. I mesi passano e un edificio di 47 metri di altezza si erge, oscurandovi la vista e immergendo il vostro salotto nell'ombra. Verificate il piano di assetto della città: l'altezza massima consentita è di 35 metri. Siete furiosi e, legittimamente, pensate di avere diritto al risarcimento. Ma ecco, il promotore ha ottenuto un decreto prefettizio di deroga, convalidato dal tribunale amministrativo. Cosa fare? Questa decisione della Corte di Cassazione del 1965, vecchia di quasi 60 anni ma ancora attuale, vi fornisce una risposta: se la deroga è regolare, il vostro diritto al risarcimento svanisce.
La domanda che ogni proprietario si pone di fronte a una costruzione illegale è semplice: Posso ottenere danni e interessi per il turbamento del godimento subito? La risposta dipende dalla legalità della costruzione. Se questa è stata autorizzata da una deroga prefettizia regolare, e tale deroga è stata confermata dal giudice amministrativo, il giudice ordinario non può accordarvi alcun risarcimento. In parole povere, il diritto amministrativo prevale sul diritto civile in questo caso specifico.
Attenzione però: questa decisione non significa che siate senza rimedi. Essa vi obbliga ad agire rapidamente davanti al giudice amministrativo per contestare la deroga stessa. Una volta che questa è definitiva, è troppo tardi per ottenere risarcimento davanti al giudice ordinario. È quanto illustra la sentenza del 25 gennaio 1965, che analizzeremo insieme.
I fatti: una storia che capita ogni giorno
Torniamo al 1965. Una società di costruzioni (chiamiamola Società X) intraprende la costruzione di due edifici residenziali in una città il cui piano di assetto limita l'altezza delle costruzioni a 35 metri. Tuttavia, uno degli edifici raggiunge 47,35 metri, con un superamento di oltre 12 metri. Il proprietario di un edificio vicino, il Sig. Y, vede la sua vista ostruita e il suo appartamento immerso nell'ombra. Cita in giudizio la società davanti al tribunale ordinario per il risarcimento del turbamento del godimento, ai sensi dell'articolo 1240 del Codice civile (che obbliga a risarcire il danno causato per colpa).
Ma la società si difende producendo un decreto prefettizio di deroga, che la autorizza a superare l'altezza limite. Il Sig. Y contesta tale decreto davanti al giudice amministrativo, ma quest'ultimo lo dichiara regolare. Di conseguenza, la Corte d'Appello adita dal Sig. Y ritiene che la costruzione sia legale e quindi non vi sia colpa ai sensi dell'articolo 1240. Il Sig. Y ricorre in Cassazione.
La Corte di Cassazione conferma la decisione della Corte d'Appello. Essa ritiene che il diritto di cui si avvale il Sig. Y sia stato «annullato» dal decreto prefettizio di deroga, regolare e opponibile a tutti. In altre parole, anche se il piano di assetto fissa un'altezza limite, il prefetto può derogarvi con un decreto motivato, e tale deroga, se convalidata dal giudice amministrativo, si impone al giudice ordinario. Il Sig. Y non può quindi ottenere risarcimento, poiché la costruzione non è illegale.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
La Corte di Cassazione, in questa sentenza, applica un principio fondamentale del diritto francese: la separazione delle autorità amministrative e giudiziarie. Il giudice ordinario (quello che decide sulle controversie tra privati) non può valutare la legittimità di un atto amministrativo (come un decreto prefettizio): è il ruolo esclusivo del giudice amministrativo. Una volta che il giudice amministrativo ha convalidato il decreto, questo è considerato legale e si impone a tutti, incluso il giudice ordinario.
Nel caso di specie, la Corte d'Appello aveva rilevato che il permesso di costruire era stato rilasciato in esecuzione di un decreto prefettizio di deroga, a sua volta riconosciuto regolare dalla giurisdizione amministrativa. Di conseguenza, la costruzione era legale. Ora, per far sorgere la responsabilità civile extracontrattuale della società ai sensi dell'articolo 1240, è necessario dimostrare una colpa. In assenza di illegalità, non c'è colpa. Il turbamento del godimento subito dal Sig. Y è quindi un danno che non può essere risarcito, poiché non è conseguenza di una colpa.
Quello che pochi sanno è che la Corte di Cassazione va oltre: afferma che le disposizioni del piano di assetto hanno la stessa autorità delle deroghe che vi sono apportate. In altre parole, una deroga regolare è valida quanto la regola che modifica. Ciò significa che il proprietario non può invocare il piano di assetto per sostenere l'esistenza di una colpa, se è stata concessa una deroga.
In sintesi, la Corte di Cassazione conferma qui una giurisprudenza costante: il giudice ordinario è vincolato dalla legalità amministrativa. Se volete contestare una costruzione, dovete prima impugnare l'atto amministrativo che la autorizza (permesso di costruire, deroga) davanti al giudice amministrativo, e in termini molto brevi (di solito due mesi). Trascorso tale termine, l'atto diventa definitivo e non potrete più ottenere risarcimento davanti al giudice ordinario.

