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Canone minimo garantito in una locazione commerciale: il valore locativo resta il minimo, anche al rinnovo
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Canone minimo garantito in una locazione commerciale: il valore locativo resta il minimo, anche al rinnovo

📅 Décision du 29 novembre 2018⚖️ Cour de cassation👁️ 107 vues📖 5 min de lecture

La Corte di cassazione precisa che quando il canone di una locazione commerciale è composto da una parte variabile sul fatturato e da un minimo garantito pari al valore locativo, tale minimo può essere rivalutato dal giudice dei canoni commerciali al momento del rinnovo, senza che ciò metta in discussione la libertà contrattuale delle parti.

Decisione di riferimento : cc • N° 17-27.798 • 2018-11-29 • Consulta la decisione →

Immaginate: siete proprietari di un locale commerciale a Mont-de-Marsan, place Charles-de-Gaulle. Il vostro conduttore, un fiorista, paga un canone calcolato sul suo fatturato (la parte variabile) più un canone minimo garantito, fissato nel contratto al valore locativo (quanto varrebbe il locale sul mercato). Il contratto giunge a rinnovo. Volete aumentare questo minimo garantito per seguire il mercato, ma il vostro conduttore rifiuta. «Il minimo garantito è un pavimento contrattuale, non un soffitto», vi dice. Chi ha ragione?

A questa domanda, la Corte di cassazione ha risposto con una sentenza del 29 novembre 2018 (n° 17-27.798). E la sua risposta è chiara: sì, il giudice dei canoni commerciali può, al momento del rinnovo, rivalutare il valore locativo che funge da base per il canone minimo garantito, se il contratto lo prevede. In altre parole, il minimo garantito non è fissato per sempre.

Ma allora, come funziona concretamente? E soprattutto, quali precauzioni prendere per evitare una lite? È ciò che vedremo, partendo da una storia tipica che ho incontrato nella mia pratica, presso lo studio di Mont-de-Marsan.

I fatti: una storia che capita ogni giorno

Il signor Dupont (il nome è stato cambiato) è proprietario di un locale commerciale di 80 m² situato avenue de la Plage a Mimizan. Lo ha dato in locazione a una società di vendita di abbigliamento, «Mimizan Mode». Il contratto, firmato nel 2010, prevede un canone composto da due parti: un canone variabile pari all'8% del fatturato annuo al netto delle imposte, e un canone minimo garantito di 12.000 € all'anno, corrispondente al valore locativo (il prezzo di mercato all'epoca). La clausola precisa che questo minimo garantito è «equivalente al valore locativo dei locali locati».

Nel 2016, il contratto giunge a rinnovo. Il mercato immobiliare commerciale a Mimizan è aumentato: i canoni di riferimento per locali simili sono passati a 15.000 € all'anno. Il signor Dupont chiede quindi al giudice dei canoni commerciali di fissare il nuovo canone minimo garantito a 15.000 €. Ma «Mimizan Mode» contesta: secondo essa, il canone minimo garantito è un pavimento contrattuale che non può essere modificato, salvo che il contratto lo preveda espressamente. Ora, il contratto non dice che questo minimo può essere rivisto al rinnovo.

La lite arriva fino alla Corte di cassazione. La domanda è semplice: il giudice dei canoni commerciali può, al momento del rinnovo, fissare il canone minimo garantito al valore locativo attuale, mentre il contratto lo definisce come «il valore locativo» senza ulteriori precisazioni?

I giudici di merito (corte d'appello) avevano dato ragione al conduttore: per loro, il minimo garantito è un canone fisso, e il riferimento al valore locativo è solo un modo di calcolo iniziale. Ma la Corte di cassazione cassa questa sentenza. Essa ritiene che quando il contratto prevede che il canone minimo garantito sia «equivalente al valore locativo», ciò implica che questo valore locativo può essere aggiornato ad ogni rinnovo, dal giudice se le parti non si accordano.

Il ragionamento della giurisdizione — analizzato

La Corte di cassazione si basa sulla libertà contrattuale (articolo 1103 del Codice civile, che dispone che i contratti legalmente formati hanno forza di legge tra le parti). Ricorda che le parti possono liberamente definire le regole di fissazione del canone di rinnovo. Qui, hanno scelto di legare il canone minimo garantito al valore locativo, nozione giuridica ben definita all'articolo L. 145-33 del Codice del commercio.

In altre parole, il valore locativo, nell'ambito di una locazione commerciale, non è un soffitto assoluto. L'articolo L. 145-33 elenca elementi di valutazione (caratteristiche del locale, destinazione, obblighi rispettivi delle parti, ecc.) ma non fissa un limite massimo. In realtà, il valore locativo è una stima del canone che il mercato permetterebbe di ottenere. In una locazione a canone variabile con minimo garantito, il giudice può quindi, al momento del rinnovo, rivalutare questo minimo in funzione dell'evoluzione del mercato.

Ma attenzione: non è automatico. La Corte precisa che ciò è possibile solo se il contratto «lo prevede». Nel caso di specie, la clausola diceva che il canone minimo garantito è «equivalente al valore locativo». Per la Corte, questa menzione è sufficiente a dimostrare la volontà delle parti di far evolvere questo minimo con il valore locativo. In altre parole, se il contratto avesse semplicemente fissato un importo in euro senza riferimento al valore locativo, il giudice non avrebbe potuto modificarlo.

Così, la decisione conferma che il giudice dei canoni commerciali ha il compito di fissare il pavimento del canone al valore locativo, il quale può essere considerato solo come un soffitto del canone. È una sfumatura importante: in una locazione a canone variabile, il canone effettivo può superare il valore locativo se il fatturato lo consente, ma il minimo garantito non può essere inferiore al valore locativo. In caso di rinnovo, il giudice può adeguare questo minimo al valore locativo attuale, a condizione che il contratto lo preveda.

[{"q":"Le loyer minimum garanti peut-il être augmenté au renouvellement ?","a":"Oui, si le bail le prévoit. Le juge peut réévaluer la valeur locative servant de base au minimum garanti lors du renouvellement."},{"q":"Qu'est-ce que la valeur locative dans un bail commercial ?","a":"C'est le montant qu'un local rapporterait sur le marché libre. Elle sert souvent de plancher pour le loyer minimum garanti dans les baux à part variable."},{"q":"Le minimum garanti est-il un plafond ou un plancher ?","a":"C'est un plancher contractuel, pas un plafond. Le loyer total (fixe + variable) ne peut pas descendre en dessous de ce minimum."}]

Informations juridiques

  • Numéro: 17-27.798
  • Juridiction: Cour de cassation
  • Date de décision: 29 novembre 2018

Mots-clés

bail commercialloyer minimum garantivaleur locativerenouvellement de bailCour de cassation

Cas d'usage pratiques

1

Propriétaire commercial souhaite réévaluer le minimum garanti

M. Dupont, propriétaire d'un local commercial de 80 m² à Mimizan (Landes), a loué à une boutique de vêtements avec un loyer composé d'une part variable (8% du CA) et d'un minimum garanti de 12 000 €/an, fixé à la valeur locative de 2010. Au renouvellement en 2016, la valeur locative a augmenté à 15 000 €/an, mais le locataire refuse toute hausse du minimum garanti, arguant qu'il est contractuel.

Application pratique:

Cette décision confirme que le juge des loyers peut réévaluer le minimum garanti s'il est lié à la valeur locative dans le contrat. M. Dupont doit saisir le juge des loyers commerciaux pour faire fixer le nouveau minimum à 15 000 €, en démontrant l'évolution du marché. Il doit prouver que la clause 'équivalent à la valeur locative' permet une révision périodique. Pour éviter ce litige, il aurait dû prévoir une clause d'indexation automatique du minimum garanti sur un indice de marché.

2

Locataire commercial conteste la hausse du loyer minimum

Mme Martin, gérante d'une fleuriste à Mont-de-Marsan, paie un loyer variable (5% du CA) avec un minimum garanti de 18 000 €/an depuis 2012. Au renouvellement du bail en 2019, le propriétaire demande de porter ce minimum à 22 000 €, arguant de la hausse des loyers dans le quartier. Mme Martin refuse, estimant que le minimum garanti est un plancher intangible.

Application pratique:

La Cour de cassation donne raison au propriétaire si le contrat lie le minimum garanti à la valeur locative. Mme Martin doit vérifier son bail : si la clause mentionne 'valeur locative' ou 'prix du marché', le juge peut augmenter le minimum. Elle peut négocier un plafonnement de la hausse ou une durée plus longue avant révision. Elle doit consulter un avocat pour contester l'évaluation de la valeur locative si elle estime qu'elle n'a pas augmenté.

3

Copropriétaire et bail commercial : révision du loyer minimum

M. Leroy, copropriétaire d'un immeuble à Biarritz, loue un local à une agence immobilière. Le bail prévoit un loyer variable (10% des commissions) avec un minimum garanti de 24 000 €/an, indexé sur l'ILC. Lors du renouvellement en 2022, le minimum garanti est de 26 000 € selon l'indexation, mais M. Leroy souhaite le porter à 30 000 €, car la valeur locative a fortement augmenté.

Application pratique:

L'arrêt indique que la révision du minimum garanti n'est possible que si le contrat le permet. Ici, l'indexation sur l'ILC ne suffit pas pour réévaluer le minimum à la valeur locative. M. Leroy doit prouver que le bail fait référence à la valeur locative pour le minimum, sinon il ne peut pas exiger la hausse. Il peut proposer au locataire un avenant fixant un nouveau minimum basé sur la valeur locative actuelle. En cas de refus, il devra saisir le juge, mais sans clause adaptée, ses chances sont faibles.

Maître Cécile Zakine

À propos de l'auteur

Maître Cécile Zakine — Avocate au Barreau des Alpes-Maritimes, Docteur en Droit. Chaque article de ce magazine est rédigé à partir de l'analyse d'une décision de jurisprudence réelle, commentée et mise en perspective par les équipes de Maître Zakine.

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